Colazione a piazza Mastai. L’associazione Tuttoblue: con il Covid-19 il numero dei senzatetto è raddoppiato

Camminando lungo viale Trastevere alle prime ore del mattino di ogni martedì e giovedì si incontrano i volontari dellassociazione Tuttoblue. Arte e sociale, i quali organizzano un punto di ritrovo per i senzatetto, offrendogli la colazione. Più precisamente, basterebbe voltarsi verso piazza Mastai dove molte persone, che versano in stato di povertà assoluta, si incontrano e scambiano qualche parola tra loro, mentre aspettano in fila di poter ricevere qualche panino, un po di pizza e un bicchiere di tè o caffè. La coda è lunga intorno alla fontana centrale. Alcuni portano con sé delle buste con un paio di scarpe nuove e, quasi ironicamente, c’è chi si presenta elegante, in giacca e cravatta, dando segno del paradosso di una vita non certo facile. C’è chi si ferma a raccontare la propria storia rocambolesca come Perez, fuggito dal Nicaragua per salvarsi dalla dittatura militare. C’è chi prova a far capire la durezza della vita in strada: «non tutti riuscirebbero a sopravvivere come ho fatto io, bisogna saper vivere anche in queste condizioni». 

Radio 32 ha intervistato Domenico Fumato, presidente e coordinatore di Tuttoblue, il quale ha raccontato che lorigine delle sue passioni per il teatro, per la musica e la volontà di aiutare il prossimo gli sono state trasmesse dalla madre. Lassociazione, nata dieci anni fa, è il continuo dellesperienza iniziata da Antonietta Salerno. Il bello delle attività è lallestimento di un vero e proprio buffet in piazza, a cui partecipano volontari da tutto il mondo, come gli studenti della poco distante John Cabot University, avvalendosi dellaiuto di altre associazioni. 

Il motivo scatenante di questa attività non è da trovare in chissà quale tipo di ispirazione sublime ma, come spiega Domenico, tutto è iniziato perché «ho capito la loro esigenza di un caffè». Bicchieri di caffè distribuiti, che agli inizi erano appena venti, poi sono diventati ottanta e adesso, con larrivo della pandemia, circa duecentocinquanta. «Ora ci sono più poveri» afferma lartista, che continua «con il Covid-19 anche i posti dove potevano accedere i senza fissa dimora sono stati riaperti con contingentamento. Noi però non abbiamo mai chiuso e siamo andati avanti con dei permessi». Dire che «c’è unemergenza fame», come afferma lui, «può sembrare uno slogan». Ma non è tanto difficile da capire che la fame sia più diffusa. Roma ne è un esempio, con il quasi raddoppio del numero di senzatetto, da 8000 a 15000 persone. In generale, come se non bastasse, molti di loro «vengono fatti sentire in colpa, presi per debosciati, per scemi. I primi problemi nascono proprio nelle loro famiglie, dove c’è sempre qualcuno che li fa diventare delle vere e proprie vittime». 

Alla domanda su quali siano le difficolta maggiori, Domenico risponde con un tono che non lascia dubbi: «i problemi non derivano dai senzatetto, poiché molti di loro sono riconoscenti, fatta eccezione per qualcuno che versa in un vero e proprio stato di abbandono». Così ringrazia i bar e le pasticcerie che forniscono le colazioni e, allinterrogativo se ci siano dei senzatetto per scelta, si accende un gran paradosso: «la maggior parte di loro chiede di lavorare, al di là delle contestazioni che mi si possano fare. Non è una scelta, perché i folli sono costretti a stare per strada. Alcuni sono morti dopo essere stati cacciati fuori di casa dai propri familiari. È anche vero però che ci sono persone che, perdendo il lume della ragione e trovandosi in queste condizioni, diventano aggressive». 

Domenico è stato educato fin da bambino ad aiutare gli altri. Regalava i propri giocattoli ai bambini poveri di un centro di accoglienza a Ravenna che frequentava in compagnia della madre. «Donare fa stare bene e viene apprezzato» afferma il presidente di Tuttoblue, sottolineando che la sua stessa associazione provvede a donare beni di prima necessità ai senzatetto. «Bisogna imparare a essere equi, facendo una selezione da persona a persona, dando precedenza a chi ne ha più bisogno» prosegue lintervistato, che così arriva allaspetto più umano del rispetto e del sentirsi presi in considerazione. Aspetto che spesso viene trascurato anche da chi e per chi non è un senzatetto: «loro si sentono presi in considerazione da noi, sono persone e vanno rispettate». 

Tra le storie legate al coronavirus, Domenico parla dellepisodio in cui unassociazione distribuiva panini ai senzatetto e la polizia intimava loro di tornare a casa per le restrizioni anti-contagio. Al che i volontari hanno fatto notare alle forze dell’ordine che si tratta di persone che non hanno una casa. Nello svolgimento della propria attività, Tuttoblue è ostacolata inoltre da alcuni commercianti meno solidali, convinti che i clienti siano spaventati dalla folta presenza dei senzatetto, e dalle suore di una chiesa della piazza che temono di non poter svolgere le proprie attività, poiché le madri potrebbero essere restie ad accompagnarvi i bambini. 

In fin dei conti, Domenico è contento delle tante donazioni e del lavoro delle associazioni di piazza Mastai, che è ben riconosciuto da chi ne ha bisogno.