I colori della musica

I colori sono un tema caro, ripreso in molte canzoni italiane e straniere, molte di queste appartenenti a nomi di musicisti e gruppi famosi. Mi piace iniziare da una canzone dove più colori sono abbinati a elementi che sono parte della natura e dove ritroviamo uccelli e cieli blu, alberi verdi, rose rosse e nuvole bianche: sto parlando della canzone Somewhere over the rainbow, in italiano Da qualche parte oltre l’arcobaleno, che nel testo cita i bambini, l’amicizia e i sogni, cantata da Judy Gardland ne Il Mago di Oz e che sarebbe diventata l’inno del gaypride. 

Come non parlare di White Christmas ovvero Bianco Natale, ora che da poco sono passate le feste natalizie, scritta da Irving Berlin, che forse non tutti sanno fosse di famiglia ebraica. 

Le prime strofe, tradotte in italiano dicono:  

«Sto sognando un bianco Natale[Ritorno a capo del testo]proprio come quelli che ho vissuto[Ritorno a capo del testo]dove le cime degli alberi luccicano[Ritorno a capo del testo]e i bambini stanno attenti per ascoltare[Ritorno a capo del testo]le campane della slitta nella neve» 

Credo che questo scenario sia qualcosa che, particolarmente nello scorso anno, in molti avrebbero voluto. Vorrei proseguire citando un mio mito musicale, forse il miglior artista dei tempi moderni, Michael Jackson, il quale, attraverso una serie di interventi chirurgici, ha deciso di diventare bianco. La canzone parla di etnie e colore della pelle, Black or White, Nero o Bianco, ma anche di pace e di odio, mi viene da pensare. Ho scelto una delle strofe finali che secondo me la rappresenta di più:  

«Ho detto[Ritorno a capo del testo]se stai pensando[Ritorno a capo del testo]di essere mio fratello[Ritorno a capo del testo]non importa se sei[Ritorno a capo del testo]nero o bianco» 

I Beatles, in Yellow submarine, parlano di un sottomarino giallo. Gli AC/DC con Back in Black, scelgono il nero come sinonimo di lutto. Prince con Purple rain dice che vorrebbe vedere la sua ragazza nella pioggia viola. 

Passiamo a una canzone da discoteca della mia gioventù, I’m blue degli Eiffel 65, che racconta semplicemente di un mondo blu, senza forse un grosso significato morale, anche se quelli della mia generazione hanno molti ricordi legati a questo brano e ballato nelle discoteche, che negli anni 90 era primo in molte classifiche internazionali. Anche Billy Ocean con The colour of love, tratto dal 

33 giri Billy Ocean – Greatest hits, raggiunse i primi posti delle classifiche. 

Spostiamoci in Italia, dove Adriano Celentano, con Azzurro, parla dell’estate e della sua compagna. Il mitico Lucio Battisti, con Con il nastro rosa, descrive il rapporto con la sua sposa anche se a me il nastro rosa fa pensare a una figlia femmina e chissà se tra le righe Mogol non intendesse anche questo. Anche Massimo Ranieri parla della rottura con la sua compagna nella canzone Rose rosse. In tempi relativamente più recenti (pur sempre venti anni fa) Tiziano Ferro debutta con l’album Rosso relativo, titolo usato dal cantante per descrivere la sua fame ossessiva quando aveva raggiunto un peso di 111 kg, come ha affermato in un’intervista rilasciata a La Stampa. La storia del cantante è stata anche raccontata nel documentario Ferro. 

Queste sono solo alcune delle tante canzoni che citano i colori nei loro testi, ci sono poi molti artisti che hanno deciso di inserire il colore addirittura nei loro nomi: i Neri per caso, ad esempio, un gruppo a cappella formato da sei ragazzi. Nel 1995, hanno vinto la sezione “nuove proposte” del Festival di Sanremo, con la canzone Le ragazze, accompagnandosi con vocalizzi particolari e percussioni con le mani. Volendo fargli un complimento, li considero la versione italiana dei King’s Singers, uno storico gruppo corale inglese da cui molti appassionati di musica corale traggono ispirazione. Sempre in ambito sanremese non dimentichiamo Dolcenera, anche lei vincitrice, nel 2003, della sezione nuove proposte, con la canzone Siamo tutti là fuori. 

E poi una carrellata di nomi come Barry White, grandissimo artista soul (e non solo) nato a Los Angeles; James Brown, pioniere della musica gospel e rhythm and blues, anche lui americano; i Deep Purple (“Viola intenso”), tra i pionieri dell’Hard rock insieme ai Black Sabbath (“Sabato nero”), entrambi inglesi; virando sul soul-pop troviamo il gruppo inglese Simply Red (“Semplicemente rosso”); torniamo in America con il rock dei Red hot chili peppers (“Peperoncini rossi caldi”) e il pop-punk dei Green Day (“Giornata verde”). 

Come si è visto, molti dei grandi musicisti di ogni generazione e stile musicale hanno scelto dei colori abbinati a emozioni e/o oggetti, sia concreti che astratti, per accompagnare i loro testi e definire la loro identità come legata a una immagine, una suggestione, anche solo ascoltandoli. Ai giorni nostri ci sono lo streaming, i dvd e i blu-ray che ci permettono di vedere i video e le esibizioni dei cantanti quando lo desideriamo, e quindi come vogliono apparire e cosa vogliono rappresentare. Ma quando ero piccolo (e non parlo della preistoria ma degli anni ’80), il videoclip era nato solo da qualche anno, inoltre il solo canale (e il primo) dedicato alla musica era Mtv. Dunque c’erano la radio e le musicassette e, se non si poteva andare ai concerti, ci si metteva sdraiati da qualche parte, ascoltando e pensando le canzoni con immagini associate alle emozioni che si provavano. I colori erano un elemento fondamentale per avvicinarsi a quello che l’artista voleva descrivere e, in alcuni casi, con un colore si riusciva a rappresentare un’emozione o a rafforzare un concetto che indicasse ora gioia, ora tristezza, oppure rabbia, perdono, paura. 

Per tutti questi motivi, la musica non si ferma (anche se c’è chi sta provando a farlo) perché, come dice Eros Ramazzotti nell’ultima strofa della sua canzone Musica è: 

«Perché un mondo senza musica 

non si può neanche immaginare 

perché ogni cuore anche il più piccolo 

è un battito di vita e d’amore 

che musica è» 

Ho iniziato parlando di Somewhere over the rainbow, che descrive il mondo con musica e colori e con Musica è vorrei concludere proprio perché sono d’accordo con Eros, un mondo senza musica non si può neanche immaginare. 

#lamusicanonsiferma