L’industria della cultura in ripresa?

Il PNRR prevede quasi 6 miliardi per la digitalizzazione del patrimonio artistico, la rimozione delle barriere architettoniche, la valorizzazione del patrimonio paesaggistico e molto altro 

A oggi l’Italia è il paese con il maggior numero di patrimoni Unesco, ben 58, seconda la Cina con 56. Basti pensare all’estensione del nostro stivale, un’area di gran lunga più ristretta rispetto alla Cina, per poter essere orgogliosi delle inestimabili ricchezze artistiche, naturali, paesaggistiche, archeologiche e anche culinarie che attraversano il nostro territorio. Tuttavia, il governo non ha mai veramente valorizzato abbastanza tale patrimonio con apposite politiche culturali; i tagli alla cultura dell’ultimo decennio sono una triste realtà.

Nel 2020, la pandemia non ha fatto che acuire tale situazione, dando il colpo di grazia al settore della cultura, e soprattutto a quello delle arti performative e dello spettacolo dal vivo: il teatro già in crisi, la musica e la danza, ma anche il cinema. Quanto a quest’ultimo sono complici le numerose piattaforme che offrono un vasto catalogo di film a prezzi convenienti. Infatti, se si pensa a una famiglia, composta dai genitori e due figli, che vuole andare al cinema, solo il prezzo dei biglietti si aggirerebbe almeno intorno ai 32 €, ai quali vanno sommati i costi di eventuali bibite e popcorn, e ancora quelli della benzina e del parcheggio; al tutto si unisce la scomodità dello spostamento e il fastidio di indossare la mascherina per l’intera durata dello spettacolo, nonché il pericolo, e la paura, di contrarre il Covid-19.

La maggior parte delle persone ha quindi preferito la sicurezza e l’economicità del focolare domestico, delegando le uscite ad attività diverse, che non avrebbero potuto rimpiazzare con un surrogato casalingo, quale la Smart Tv con schermo sempre più grande e definizione sempre maggiore. È anche vero che il lockdown ha reso evidente quanto sia necessaria l’arte nelle sue diverse forme; i cittadini bloccati a casa hanno potuto evadere mentalmente grazie agli spettacoli a porte chiuse: artisti, teatranti e musicisti si sono cimentati in performance intime e a distanza, allietando la vita con le restrizioni. Nonostante ciò, la crisi del settore culturale non è di certo sparita. Le chiusure per certi locali della cultura, cinema e teatri, sono state definitive. 

Ora, il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), con l’obiettivo di rilanciare il settore della cultura, ha disposto «una cifra pari al 2,44% delle risorse complessive» (openpolis). Tra gli interventi la digitalizzazione del patrimonio artistico, la rimozione delle barriere architettoniche (una struttura su tre non è accessibile ai visitatori con disabilità), la valorizzazione del patrimonio paesaggistico, dei piccoli borghi, di giardini e ville storiche, la messa in sicurezza dei luoghi di culto, il sostegno alla ripresa dell’industria culturale e artistica. Il tutto in modo sostenibile, puntando all’efficienza energetica. Gli investimenti previsti ammontano a 4,275 miliardi di euro, a cui si aggiungono 1,460 miliardi del fondo complementare (Governo.it). Ci auguriamo che sia finalmente arrivato il momento della ripresa anche nella cultura. 

 

 

Foto di Marisa_Sias da Pixabay – CC License