I rischi del cyberspazio e la trappola del cyberbullismo

Un po’ di like di qua, un paio di post di là: sembri basti un attimo eppure così passano giornate intere. Anche condividere video contemporaneamente con un solo click è diventato un passatempo che attira molto, diffuso al punto tale che non possiamo farne a meno. Si fa sia per divertimento sia per relazionarsi con gli altri. Senza i social non si potrebbero mantenere le relazioni con la stessa facilità ovunque e in qualunque momento. Senza, saremmo un passo indietro. Oltretutto, col Covid-19 che imperversa sulla società, non si può trovare miglior modo di accorciare le distanze senza correre il pericolo di contagiarsi o mettersi a repentaglio. Eppure la rete può essere pericolosa eccome. La diffusione di un video è un ottimo modo per divulgare informazioni nel web, la condivisione funziona un po’ come il passaparola. Ottimo modo, ad esempio, per fare marketing. Ma cosa succede quando il contenuto di un video è denigratorio e prende di mira i più deboli? 

Ebbene sì, stiamo parlando di cyberbullismo. Con questo termine si indica una forma di bullismo che utilizza i nuovi mezzi di comunicazione, tra cui Facebook, Instagram ma anche WhatsApp, Telegram o Skype (dove si formano dei gruppi di messaggistica). Da non sottovalutare YouTube. I video più diffusi dai cyberbulli e quelli più visti hanno delle caratteristiche comuni: la brevità, il divertimento e il messaggio più o meno esplicito che mandano. È importante notare come la tecnologia venga utilizzata dal bullo, secondo i propri vantaggi, affinché esso possa raggiungere il proprio scopo. Sempre più allarmanti i dati forniti dall’Eures (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) a fine 2019, i quali dimostrano che il fenomeno del bullismo (e cyberbullismo) interessa 9 giovani su 10. Non è più possibile procrastinare. 

Il danno vero e proprio per la vittima sembrerebbe essere inferto al momento della pubblicazione del video in rete, ma quello è solo l’inizio, perché in realtà raggiunge il suo apice quando il contenuto diventa virale. L’opera è completata dalle visualizzazioni degli utenti. Possiamo dire che la risata dei compagni in un atto di bullismo, nel cyberbullismo corrisponde a una visualizzazione del video. Ed è per questo che il colpevole, secondo la legge, non è mai uno solo. 

Cancellare un video che è stato largamente diffuso in rete non è poi cosa facile. Quando i tentativi di segnalazione del video non sono andati a buon fine, bisogna ricorrere alla polizia postale e sporgere denuncia. Oltre a eliminare il video dal sito la polizia postale deve capirne la provenienza. Purtroppo non possiamo aspettarci che questa operazione sia tempestiva, potrebbe volerci qualche mese. Ad ogni modo a tutti dovrebbe essere garantito il cosiddetto “diritto all’oblio”. 

Insomma, l’uso significativo di internet da parte di bambini e adolescenti (i cosiddetti nativi digitali) disegna una circostanza non priva di rilevanza giuridica. È pur vero, d’altronde, che internet ha determinato un cambiamento nel modo di fare criminalità ed è successo specialmente in relazione ai giovani. 

Il fenomeno del cyberbullismo è diverso dal bullismo, uno dei motivi è che la rete e l’utilizzo della tecnologia permettono di nascondersi dietro uno schermo. Non c’è nulla di più semplice che inventare un nickname, oppure generare un profilo falso con un’identità totalmente diversa da come appariamo. Il trucco sta nel far sì che tutto sia il più realistico possibile. Il modo di agire e di utilizzare le informazioni della vittima è spesso illegale. Più si persevera negli atti di bullismo e più la vittima viene danneggiata e traumatizzata, e più questo accade, più il bullo si diverte. Nei social e nelle chat capita spesso di leggere una sfilza di messaggi provocatori e insistenti che prendono di mira delle persone, anche col semplice scopo di creare disturbo o irritazione. 

Proprio nelle chat online istantanee cresce il rischio del bullismo cybernetico. Da quando i tempi sono cambiati, la tecnologia si è fatta strada anche nel modo di comunicare e, avendo mezzi più potenti, siamo diventati verbalmente violenti. Un fenomeno diffuso tra i giovani è quello del sexting che, se utilizzato in modo “distratto” o al fine di nuocere alla persona, è molto legato al cyberbullismo. Anche questo comportamento ha tratti criminali e devianti: si tratta della diffusione  impropria di messaggi, immagini o video personali e sessualmente espliciti in via telematica. Il termine, infatti, deriva dalla fusione delle parole “sex” (sesso) e “texting” (inviare messaggi elettronici). Ormai l’individuo deve guardare al cyberspazio tanto come un affascinante bacino di opportunità, quanto come un fattore di rischio, in special modo rispetto ai comportamenti disfunzionali, che possono sfociare in agiti devianti o addirittura atti criminali. 

Penso che il fenomeno del cyberbullismo debba essere considerato di più, la rete è vasta e sfuggono molti dei suoi contenuti, per non parlare dei dati che vengono trattati illecitamente senza consenso. Sono troppe le vittime umiliate, noi conosciamo solo i casi di cronaca. Questo fenomeno è l’emergenza educativa della nostra era digitale, l’unico modo per contrastarla è divenire “cittadini digitali” consapevoli dei diritti e dei doveri, ma anche dei rischi del mondo cibernetico.