La disuguaglianza tra uomo e donna.
Verso una società post-maschilista?

“Il mondo fu fatto per gli uomini, non per le donne” è una frase di Oscar Wilde. Inutile dire che affermazioni come questa sono frutto di una concezione sessista e maschilista, che si è prolungata nel tempo ed è arrivata fino a noi, fortunatamente meno radicata di qualche secolo fa. Eppure oggi c’è ancora chi continua a vedere il mondo con questi occhi. Ebbene sì il maschilismo è ancora tra noi e condiziona la nostra vita collettiva. Vi è tra gli uomini e le donne un’indiscutibile asimmetria di potere, status e risorse che viene costruita e sorretta da atteggiamenti e comportamenti definiti maschilisti. Tutto questo limita lo sviluppo culturale, sociale e civile. Basti pensare al mondo lavorativo: le donne continuano ad essere penalizzate e a fatica ottengono incarichi dirigenziali oppure hanno stipendi più bassi di quelli degli uomini. 

Il divario tra generi; con particolare riferimento alle differenze tra i sessi e alla sperequazione sociale e professionale esistente tra uomini e donne è definito in due parole come “Gender gap”. Il modello sessista nella nostra istituzione ha però sempre meno senso all’interno di una società complessa, che ha bisogno della partecipazione di tutti i suoi membri alla costruzione civile di un mondo nuovo, equilibrato. 

Secondo degli studi recenti esiste una correlazione tra disparità di genere e processi psicologici e sociali. Infatti, chi ha comportamenti sessisti è più predisposto a soffrire di disturbi psicologici e oltretutto è restio nel farsi aiutare. Dunque vi sono delle conseguenza sulla salute mentale per questi individui. 

Chi è incline ad un pensiero discriminatorio di genere pare che sia più restio a riconoscere il problema e dunque non si rivolge ad un terapeuta, nonostante un tale pensiero causi alla persona in questione un disagio psicosociale. Avere un modello di mascolinità rigido e prevalente rispetto a quello della donna, vista conseguentemente come inferiore, può portare a comportamenti violenti. Sta alla psichiatria prendere in carico personalità maschiliste, sessiste e razziste per poter formulare diagnosi e dare il giusto aiuto a personalità potenzialmente pericolose. Sì perché ci sono persone che hanno solo delle idee sessiste e ci sono persone che quelle idee le trasformano in atti. In Italia questo tipo di ideologia è più diffuso nel sud. 

C’è da dire che anche in psicologia vi sono stati degli psicanalisti e psichiatri illustri come Jacques Lacan, che sostenevano agli inizi del ‘900 la cultura patriarcale. Per cultura patriarcale si intende un sistema sociale in cui è l’uomo ad avere il potere sia nella vita politica che nel controllo della vita privata. In ambito familiare il padre, la figura paterna esercita la propria autorità sulla madre e sui figli. 

Da allora la nostra società ha fatto passi in avanti fortunatamente. Ma siamo diretti in una società post-maschilista? 

Anche Gustav Jung non concepiva uomo e donna sullo stesso livello. Anzi descrive la donna come essenzialmente passiva, era uno “strumento” per la mera  realizzazione dei molteplici scopi maschili. Parole forti per uno psicanalista vissuto fino agli anni ‘60. 

Insomma anche nella psichiatria e nella psicoanalisi la visione della donna è strettamente collegata all’uomo che veniva considerato  come superiore. La donna è sempre subordinata all’uomo.  

La visione odierna invece, in parte ancora arretrata come già detto, sta cambiando sempre di più. Il ruolo della donna non è più lo stesso di venti anni fa. La donna non è più inferiore, forse poco valorizzata in alcuni campi, ma non più inferiore. Nella società ha un ruolo importante e funzionale. È la sua natura biologica a rendere la donna diversa dall’uomo, ma non inferiore. E come tale dedita per esempio ad attività altruistiche e di cura, come la medicina, la beneficenza, l’insegnamento, la letteratura, l’agricoltura. Tutti ambiti accomunati dal fatto di esigere un impegno pratico e un contatto diretto con il prossimo. Anche la società moderna ha scoperto il potenziale delle donne, che non sono fatte solo per i lavori domestici. 

L’augurio è che ogni donna possa rivendicare con successo i propri diritti economici, civili e politici e che la condizione tradizionale della donna venga valorizzata. Il fine ultimo è che possa avere una collocazione paritaria a quella dell’uomo sia nel privato che nel pubblico.