“Sta arrivando una tempesta, una catastrofe…” – Sogno #0 della Quarantena

C’è un sacco di gente per le strade. Persone che chiacchierano e bevono ma alle h.18.00 scatta la sirena che annuncia il coprifuoco. Tutti scappano. Io sono in balcone, nella mia casa (una casa inventata), e molti in preda al panico si fiondano nel mio appartamento, passando per il balcone. Rimango ferma, complice e comprensiva. Si recano tutti in soggiorno dove c’è una vecchietta con la quale fingono di fare il rosario. Come se questa situazione ricreata fosse accettabile per il clima della dittatura che c’è. Poco dopo, tutti escono dal mio appartamento per rientrare nelle proprie abitazioni. Come in un film di fantascienza, mi trovo in una insolita sala dattesa senza finestre, un luogo al tempo stesso sconosciuto e famigliare. Non so che ore sono e che ci faccio lì, aspetto la mia famiglia o forse no, sono sola e sospesa in questo luogo di confine, in uno stato di calma. Presto il sogno si affolla, amici e parenti riempiono questo aeroporto spaziale e con loro lintera umanità si prepara a migrare, assisto in disparte, fintamente disinteressata che qualcosa di grande stia accadendo. Via via che la sala dattesa si riempie, realizzo, proprio come prima di un temporale, che sta arrivando una tempesta, una catastrofe e che bisogna correre al riparo.   

I sogni spesso parlano da sé, ci risuonano, nel corpo, nelle immagini interiori, ci guidano nella veglia, anche se non vi poniamo attenzione consapevolmente, e molto spesso quando ci si avvicina ad un sogno, occorrerebbe farlo in punta di piedi, senza sporcarne i contenuti con rapide interpretazioni. L’inconscio ha il suo proprio linguaggio e molto spesso trovarne un significato rappresenta un atto improprio. Ciò che il suddetto articolo vuole stimolare è proprio una narrazione attorno, di fianco e con riguardo agli elementi che si manifestano, accogliere e testimoniare e dove capita ricucire. 

La sua scrittrice inserisce un titolo: Sogni dopo l11 marzo 2020. Italia in quarantena. Coronavirus. Un titolo che non è casuale o strettamente collegato, quanto meno in apparenza, alla realtà dei fatti, ma totalmente associato al primo sogno fatto dopo la comunicazione da parte del governo della nuova e mutata realtà. Il sogno, nello specifico, sembra assumere scenari molto diversi dal solito, emozioni vissute come nuove, codici di comportamento che sembrano fare parte di un’altra epoca. 

Nella narrazione del sogno compaiono elementi molto densi emozionalmente come ad esempio, in ordine di comparsa: 

  • h.18.00 
  • Il coprifuoco 
  • Tutti scappano 
  • Io sono in balcone 
  • Nella mia casa 
  • Rientrare nelle proprie abitazioni 

 Ognuno degli elementi potrebbe conferirsi come un possibile titolo per una storia, un romanzo, una poesia, una canzone che molto probabilmente avrebbe come personaggi e trama vari aspetti in cui molti si identificherebbero in maniera abbastanza naturale, in questo specifico momento storico. 

Un esempio: La transizione/la trasformazione  

Il tempo e lo spazio sono dimensioni che talvolta diamo per scontate. Ogni giorno il sole tramonta e quasi non ci accorgiamo del sollievo che proviamo quando ci concediamo di essere stanchi e più o meno soddisfatti delle nostre imprese. Il crepuscolo può rappresentare l’inizio di una nuova fase della giornata, quella dell’attività inconscia, quando i compiti sono stati assolti e la vita interiore può muoversi indisturbata come un gatto nella notte. Il movimento tra sonno e veglia segna spesso il confine di scambio tra la nostra esperienza cosciente e il nostro mondo interno; in questo crepuscolo psichico e circadiano, queste dimensioni psichiche possono dialogare in sicurezza: l’una informa l’altra sulla condizione generale della persona e la psiche può godere di questo florido scambio. Questo costante movimento psichico ci arricchisce nostro malgrado, come un vaso comunicante il quale fa sì che una dimensione non diventi troppo carica, e tiene vivo il processo di crescita interiore. È su questo confine che l’uomo può accedere a più livelli simbolici e può, se desideroso, accedere ad un nuovo senso e ad una nuova spinta di vita. 

Che accade oggi, in quarantena, al tempo e allo spazio? Che informazioni viaggiano al crepuscolo della nostra psiche? 

Proviamo a seguire un’altra pista, di una nuova scrittrice che parte da tre elementi di un suo sogno:  

  1. Sala d’aspetto giallo ocra (interstellare?) 
  1. Si attende l’imbarco: il sogno si affolla di amici e famigliari 
  1. Dove stiamo andando? 

Seconda settimana di quarantena. Con un certo disappunto sono le 3 passate del mattino, il risveglio è frastornato, colmo di pensieri, di ansia. Questi dati ci dicono incontrovertibilmente che la concezione del tempo conscio della sognatrice comincia ad allentarsi dato che raramente il sonno notturno viene interrotto durante le otto ore, quasi mai da un sogno. Questo tipo di valutazione, come tantissime se ne potrebbero fare, è una considerazione importante dovendo considerare il contesto reale e conscio del sognatore. Se dal punto di vista personale questo sogno offre spunti sullo stato della psiche della sognatrice, è interessante registrare nuovi luoghi e personaggi che ne popolano la scena onirica e che appartengono ad un regno oltre il personale, transpersonale: individuiamo il perturbante

Come in un film di fantascienza, mi trovo in una insolita sala dattesa senza finestre, un luogo al tempo stesso sconosciuto e famigliare. Non so che ore sono e che ci faccio lì, aspetto la mia famiglia o forse no, sono sola e sospesa in questo luogo di confine, in uno stato di calma. 

Così come nella veglia, il tempo sembra sospeso e gli spazi costretti, il nostro quotidiano assume la forma molto simile alla condizione di un astronauta, in viaggio, in luoghi inospitali dove tutto scorre lento in assenza di gravità e ossigeno, contesti in cui per avere relazioni diverse occorre contattare la stazione spaziale sulla terra e i problemi di connessione sono potenzialmente illimitati. Vista così, questa sala d’aspetto del sogno assomiglia sempre più ad un contenitore sterile, senza aria, un grande alambicco citrico dove, come in incubazione giace una umanità in gestazione, una materia prima grezza che deve essere ancora trasformata in una materia più raffinata. Seguendo le suggestioni della teoria di Jung, il processo alchemico, la lavorazione della Materia prima, è riconducibile agli elementi che non sono stati trasformati e giacciono inerti e imperturbati. I simboli onirici collettivi della quarantena, allo stesso modo della materia grezza, giacciono indifferenziati in attesa di manifestarsi, di essere raccolti e trasformati. Molto spesso, questi contenuti del sogno non sono facilmente afferrabili, e anzi, oltre a camuffarsi, hanno la spiacevole abitudine di risultare perturbanti al sognatore:  

«il processo consiste in uninvasione della coscienza da parte dei contenuti inconsci, ed è così strettamente connesso al mondo di idee alchimistico da giustificare la supposizione che nellalchimia si tratti di processi identici o almeno molto simili a quelli dellimmaginazione attiva e dei sogni, dunque, in ultima analisi, del processo dindividuazione (Jung, Psicologia e alchimia, p. 334.)». 

Nel grande laboratorio alchemico della nostra psiche tutto è in fieri per essere trasformato, purché ci entri aria, calore? O forse un nuovo elemento chimico di cui ignoriamo il potenziale? Certo, il rovescio della medaglia allo stato attuale del sogno, ci porta una riflessione ugualmente esatta, l’isolamento all’interno di un unico spazio contenitore, sembra essere funzionale, se non altro per tenere distante una sostanza minacciosa. 

Presto il sogno si affolla, amici e parenti riempiono questo aeroporto spaziale e con loro lintera umanità si prepara a migrare, assisto in disparte, fintamente disinteressata che qualcosa di grande stia accadendo. Via via che la sala dattesa si riempie, realizzo, proprio come prima di un temporale, che sta arrivando una tempesta, una catastrofe e che bisogna correre al riparo. 

Ancora oggi i sogni sono affollati, immersi in atmosfere di angoscia ma anche permeati di un forte senso di appartenenza non solo ad una comunità o ad un pianeta: il mio inconscio sembra convocare un immenso equilibrio cosmico a cui riportare l’attenzione. C’è qualcosa di numinoso in questi luoghi, spazi infiniti psichici se paragonati agli spazi stretti che siamo costretti ad occupare in questo tempo. Dall’altra parte sembrano emergere infinite possibilità, il lato estremamente luminoso del simbolo, che l’inconscio ci suggerisce di abitare, quasi che, come per compensazione, ci stia offrendo la possibilità di visitare altri “mondi”, o altri modi di stare in questo di mondo. 

In questo esempio, attraverso un singolo sogno, abbiamo provato ad individuare, forse in maniera ambiziosa, delle macro categorie simboliche. Procedendo la nostra ricerca, le possibilità speculative divengono esponenzialmente interessanti, ad esempio, se già si accostano il sogno zero e il secondo esempio, si potrebbero tracciare alcuni temi comuni (la folla, un luogo di transito, etc.). 

Bibliografia 

Freud S. (1899). L’interpretazione dei sogni. Boringhieri 

Jung C.G. (1936). Gli archetipi e l’inconscio collettivo. Boringhieri 

Jung C.G. (1909). L’analisi dei sogni. Boringhieri  

Jung C.G. (1929) Problemi generali in psicoterapia. Boringhieri  

Jung C.G. (1952) Simboli della trasformazione. Boringhieri  

Jung C.G. (1919) Istinto e inconscio. Borighieri 

Vogler C. (1999) Il viaggio dell’Eroe. Dino Audino 

 

Lucrezia Lopolito, Francesca Faiano

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Il progetto “sogni della quarantena” oltre a tracciare una mappa topografica dei simboli condivisi, un bagaglio culturale, si propone di riaccendere quel movimento vitale che scaturisce dal dialogo tra conscio e inconscio, alla ricerca di una narrazione nuova, in tempi in cui le malgrado il proliferare dell’”informazione” e della condivisione sembrerebbe svanirne il senso, la direzione e purtroppo inevitabilmente il suo valore. 

Per partecipare a questa iniziativa, potete scrivere il vostro sogno a radio32.info@gmail.com. 

Verrà pubblicato in forma anonima o, se vorrete, firmato, e sarà unoccasione di condivisione e approfondimento delle emozioni che tutti stiamo vivendo in questo preciso, ed epocale, momento storico. 

La cooperativa Collegamenti nasce e si sviluppa per una profonda passione e costante lavoro rivolto al mondo della salute mentale in tutte le sue accezioni. 

Al suo interno una equipe formata da psicologici, educatori e psicoterapeuti che costantemente sulle possibilità di sviluppo della professione in generale. Questo periodo ha portato con sé una serie di domande e riadattamento dell’intervento psicologico nelle relazioni di aiuto con l’avvio di un dibattito riguardo alla dimensione più profonda, inconscia, della mente.