Una Pasqua di preghiera digitale

Nel momento in cui è stato scoperto il Coronavirus non sapevamo cosa  sarebbe successo,, che segno avrebbe lasciato nella nostra società. Oggi sappiamo che è un segno profondo quello che lascerà, così grande da aver coinvolto anche un’istituzione come la Chiesa. Per la prima volta nella storia il Vaticano si è ritrovato a dover gestire un’emergenza molto delicata per cui i fedeli non hanno avuto e non hanno ancora la possibilità fisica di accedere alle chiese e praticare il culto. Eppure il cristianesimo non si può fermare, deve andare avanti e intensificare la preghiera. Così il Santo padre ha mobilitato la Chiesa che si è fatta “social” e ha perfezionato il canale di comunicazione per andare incontro ai fedeli del XXI secolo. I social network sono diventati un nuovo importante canale, portando  la Chiesa è a riconoscere il vantaggio di radunare con facilità più cristiani che cooperano per un bene comune . Per arrivare direttamente nelle nostre case in questo periodo di quarantena la ”missione” si è fatta digitale.  

Molte persone, non solo cristiane, si sono riunite davanti la televisione in questi giorni. Sono stati diversi i momenti di preghiera davvero significativi, anche in relazione alla Quaresima. Uno dei più emozionanti si è svolto in una Piazza San Pietro completamente vuota, sotto il silenzio della pioggia; immagini inedite che resteranno nei nostri cuori. Era venerdì 27 marzo, alle 18.00, quando papa Francesco con il Santissimo Sacramento ha impartito la benedizione Urbe et Orbi e ha concesso l’indulgenza plenaria, seguendo le condizioni previste dal recente decreto della Penitenzieria Apostolica. In questo momento straordinario è stato permesso di ricevere l’indulgenza plenaria senza aver ricevuto il Sacramento della Confessione e dell’Eucarestia, una grazia donata per questo periodo che stiamo vivendo. In questo modo la Chiesa ha concesso a tutti il dono più grande, ossia la misericordia e il perdono. 

Un altro considerevole appuntamento è stato quello di sabato 11 Aprile, alla vigilia della Pasqua, dove è stato concesso il privilegio di contemplare la Sindone online e in televisione in diretta da tutto il mondo. 

Infine, domenica 12 aprile 2020, si è tenuta la messa di Pasqua in Piazza San Pietro. Lo scorso anno si sono contati 70 mila fedeli presenti, quest’anno neanche uno. Durante la celebrazione, nel messaggio pasquale, il Pontefice ha ricordato malati, medici, poveri, chi rischia di perdere il lavoro. Ha inoltre fatto un appello all’Europa: basta rivalità.  

Con l’epidemia di Covid19 la Chiesa ha sperimentato che l’utilizzo dei mass media avvicina globalmente i fedeli, soprattutto i giovani. Sta adoperando un linguaggio accessibile a tutti in una rete di condivisione, approfittando dell’occasione per modernizzarsi. D’altra parte, la comunità cristiana non aveva altra scelta in questo momento. Per lo stesso motivo anche la partecipazione alla celebrazione Eucaristica è dovuta cambiare ed è venuto meno l’obbligo della presenza fisica, un precetto della Chiesa cattolica che è sempre stato fondamentale ma che ora è stato sospeso perché per ovvi motivi non può essere osservato. La Chiesa si è dunque adoperata perché la comunità cattolica si mantenesse in contatto: la preghiera in rete e la messa su internet si sono rivelate una soluzione geniale. Se prima c’era una gran paura nell’utilizzo improprio dei social network, poiché potevano minare la fede dei credenti, adesso è stata messa da parte. Si è perciò sperimentato che i mezzi di comunicazione sono un ottimo strumento per l’annuncio della Parola. Molto interessante è il discorso di Giovanni Paolo II agli operatori dei mass media in occasione del Giubileo dei giornalisti nel 2000. Wojtyla aveva già compreso l’importanza che l’informazione (la stampa e la televisione, internet arriverà negli ultimi anni di pontificato) avrebbe ricoperto nell’avvenire. 

La Parola di Dio è venuta direttamente nelle nostre case in queste settimane difficili. Questa Pandemia dovrà fare il suo corso e su questo non abbiamo alcun potere, ma quel che possiamo modificare è il modo in cui noi la affrontiamo. La Chiesa si è adoperata per raggiungere i suoi fedeli e ha raggiunto il suo scopo: riunirli come una comunità, stavolta però virtuale. Il potere e la forza della preghiera sono sempre gli stessi, a Dio arrivano comunque come anche i suoi frutti.