“In questo marasma”. Dal documentario al seminario: le voci di chi ha vissuto il manicomio

Per i medici marasma è una diagnosi: stato di profondo deperimento organico, perdita totale delle forze. Nei manicomi non si moriva di malattia mentale, ma di marasma. 

Delle storie celate dietro questi decessi apparentemente “naturali”, nascoste tra migliaia di vite spezzate e spesso taciute, racconta il documentario inedito Marasma, voluto con tenacia da Cinzia Lo Fazio, e diretto da Luigi Perelli. Dopo aver vinto il Caorle Film Festival 2020, il documentario ha dato lo spunto a un seminario-evento nazionale che si è svolto il 29 gennaio 2021 sulla piattaforma Zoom, e ora disponibile per chiunque volesse approfondire il tema, in cui decine di esperti si sono confrontati su questo tema spesso dimenticato. 

«Vedere quello che è toccato a migliaia di bambini all’epoca dei manicomi, oltre a farci ancora sdegnare per quelle violenze, ci aiuta a capire cosa significasse escludere chi non rientrava in una norma sociale e sottoporlo a misure punitive, a un tragico abbandono sistematico e istituzionalizzato, a qualunque età – ricorda Antonello d’Elia di Pschiatria Democratica – Il tempo passato dalle vicende raccontate in Marasma non può farci dimenticare che ancora oggi i bambini possono essere invisibili, diagnosticati prima che compresi, trattati con farmaci e non ascoltati e rispettati. I bambini del manicomio di allora sono diventati adulti e hanno combattuto per tutta la vita con le ferite subite e la sofferenza muta a cui sono stati condannati. Una lezione che non dobbiamo dimenticare perché la salute mentale è l’esito di un percorso evolutivo che parte dall’infanzia e fin da allora va presa a cuore. È in gioco – conclude il dottore non solo la prevenzione dei danni psicologici e psichici che un’infanzia trascurata comporta in età adulta ma, attraverso le nuove generazioni, il futuro di tutti noi». 

Promosso dal Centro studi e documentazione Luigi Attenasio-Vieri Marzi (sorto all’interno del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Roma 2), il seminario ha visto la partecipazione del Dr. Massimo Cozza, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’A.S.L. Roma2; del Dr. Gaetano Infantino, responsabile del Centro studi promotore dell’evento; del Dr. Antonello D’Elia, presidente dell’associazione Psichiatria Democratica, creata dallo stesso Basaglia nel 1978; Cinzia Lo Fazio, produttrice e ideatrice del film documentario alla base dell’evento; il prof. Maurizio Andolfi, neuropsichiatra infantile e direttore dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia; l’attrice e cantautrice dr.ssa Daniela di Rienzo, che da anni si occupa di salute mentale e riabilitazione; Angelo Gigliotti, uno dei protagonisti del documentario Marasma; Paolo Zefferi, autore dei testi e delle interviste del documentario; Cristina Leo, assessore del VII Municipio di Roma; Giovanni Fiori, presidente della Consulta Dipartimentale ASL Roma 2. 

Al mediometraggio, lungo oltre 50 minuti, hanno partecipato personalità attive e impegnate nel campo della salute mentale: la direttrice del CSM ASL Roma 2 Giusy Gabriele, presente anche durante l’evento-seminario; il giornalista e scrittore Alberto Gaino (Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione, 2017), che è intervenuto nella stessa giornata del 29 gennaio; la storica e scrittrice Annacarla Valeriano (autrice di Malacarne. Donne e manicomio nell’Italia fascista, 2017). 

Marasma mette in luce un passato dell’Italia oggi ancora opaco e ai più sconosciuto: quello delle storie di bambini e donne rinchiusi in manicomio prima della rivoluzionaria Legge Basaglia del 1978. Prima di allora, gli individui deboli, diversi, malati ma anche solamente poveri o sfortunati che finivano in strutture psichiatriche non venivano aiutati e curati, ma abbandonati, privati di diritti e dignità, trattati in modo disumano, con pratiche quali l’elettroshock e la contenzione costante, trasformati negli “ultimi” della società e gettati nel calderone del manicomio. Per questo, come si legge nella locandina di Marasma, “…Chiudere le porte dei manicomio è significato aprire gli archivi, e rivelare un mondo nascosto del quale percepivamo solo un’eco lontana…”. Un passato che ancora oggi ci chiama a esprimerci, con umanità e passione, affinché non si ripeta mai più.