Radio Raccordo Anulare: l’ultimo sogno di Gigi Proietti per le sue periferie

È morto allimprovviso lo scorso 2 novembre Gigi Proietti: il matador del cinema italiano, la romanità per eccellenza. Aveva 80 anni compiuti esattamente il giorno del suo addio. Ma nonostante questo pensava ancora al futuro. 

«Voglio mettere in piedi Radio Raccordo Anulare, un progetto che mi frulla in testa da anni. Una emittente gestita da giovani per tenere collegate e informate tutte le zone della città, specie le periferie. Il problema, in una metropoli come la nostra, è la comunicazione. I romani devono conoscersi, non rimanere distanti come isole». È quello che raccontava poco prima di morire a Il Messaggero. 

Sono proprio le periferie romane, con il loro dialetto (che ora lo omaggiano con decine di murales) ad averlo reso famoso. Basti pensare al suo Mandrake di Febbre da cavallo o al giovane borgataro del celebre sketch de Il cavaliere nero. 

Gigi portava sempre nel cuore il quartiere Tufello, dove era cresciuto in una casa popolare con la famiglia di origini umbre, dopo essere andato via da uno scantinato di via Veneto. 

«In periferia ho capito lo spirito del romanesco» diceva il grande attore apostrofando la sua lingua natale. «Il romano è bello anche perché, alla fine, uno se laggiusta come je pare. E le periferie, da questo punto di vista, sono sempre il primo laboratorio del cambiamento». Come dargli torto? 

Gigi Proietti cresce quindi nel Tufello dove, attraverso i vari personaggi del quartiere, inizia a imparare e capire lo spirito del dialetto romanesco. Un dialetto che a differenza del napoletano, per  fare un esempio, non è una vera e propria lingua, ma si presenta come un modo di parlare in continua evoluzione. Per questo oggi, senza di lui, le periferie sono un popiù sole. 

 

Omar Atiba