Giovani in gabbia: non c’è domani senza ascolto

Giovani in gabbia: non c’è domani senza ascolto.

“Siamo una generazione che ha visto crollare la linea di confine tra possibilità e impossibilità: ci è stato dettoche potevamo fare tutto, ma ci siamo ritrovati a non poter fare quasi nulla.” Così esordisce il giovane scrittore Brando Bertand Barbieri in Kissless – generazione in gabbia. Il libro ci fornisce vari spunti di riflessione sul fatto che la generazione dei Millennials sia imprigionata e disorientata rispetto al proprio futuro, costellato da tante confuse promesse. Gli adulti non sannopiù ascoltare i ragazzi né sostenere la loro creatività e i loro bisogni autentici. Le loroinclinazioni non vengono favorite e si sta perdendo la capacità di sognare un futuro stabile, poiché genitori einsegnanti non incoraggiano le predisposizioni naturali dei minorenni che seguono. Oltretutto non promuovono i loro talenti o interessi e questo non succede solo nello sport, per esempio, ma anche tra i banchi di scuola. Andrebbero infatti supportate le naturali tendenze psicologiche e di carattere legate anchealla cultura personale di ogni studente. Il problema è che gli scolari si sentono lontani dai loro adulti diriferimento e questo mina le loro opportunità di crescita. Spesso i giovani si mettono contro i genitori e di sovente, quando hanno un problema, non si rivolgono a loro oagli insegnanti, per cui si sentono come leoni in gabbia. La nuova generazione non si sente compresa e, quando si trova in una situazione complicata, si riferisce alla Rete piuttosto che ai loro referenti. Forse è colpa anche degli adulti che non sono moltodisponibili all’ascolto, tra l’altro la sensazione di ricevere attenzione diminuisce notevolmente conl’aumentare dell’età ed è spesso più bassa per le ragazze rispetto ai ragazzi. Frequentemente le madri sonopercepite più inclini. A causa di ciò i teenager vivono in uno stato di impotenza e disillusione e questa non èaltro che una risposta psicologica e sociale a una tale carenza. Ci si sofferma troppo sui risultati dei figli (ilbel voto a scuola, la laurea…) e non sulle passioni o la voglia di sperimentarsi. I sogni dei ragazzi sisgretolano senza che nessuno possa far nulla. E se le aspirazioni non rientrano nello schema accettabile, nel piano concreto che la madre, il padre o chi per loro, si è posto nella mente viene contestato e “raddrizzato”. Così i giovani cominciano ad aver paura di sognare in grande, si convincono di non poterselo permettere. Iloro progetti vengono etichettati come sbagliati e questo viene percepito dai più piccoli come un giudizionegativo. Non si sentono compresi e piombano in una solitudine emotiva e in un’inadeguatezza, che compromette la loro autostima e la spinta a perseguire i loro obiettivi personali rispetto al futuro che si devono costruire. La possibilità di sbagliare non è più contemplata, neppure quella di correre i rischi perché il fallimento, visto in maniera sempre più ansiogena, è sempre “fuori la porta”. Entra in gioco anche il terroredi deludere le aspettative di chi si prende cura di questi piccoli individui ancora da formarsi e ci si paralizza.Si originano incertezza e confusione, ci si sente impotenti di fronte a un domani che li travolge come unotsunami, in cui le ambizioni sono un pericolo: un azzardo che mette tutto a repentaglio. Si comincia a pensare che ogni sforzo non serva a nulla e che non si possa cambiare il proprio avvenire, visto come un muro altissimo impossibile da scalare.Se gli educatori continueranno a vedere il tempo dei loro figli a modo loro e non cercheranno di esaudire i sogni e i propositi dei ragazzi aiutandoli nel loro cammino di crescita, essi non riusciranno a trovare la strada della felicità e i ragazzi, oltre a non ottenere il successo individuale, non troveranno il sé autentico fondamentale per realizzare il proprio potenziale e la propria personalità. Un freno ulteriore è l’omologazione e il conformismo che uccide l’ambizione soggettiva, perché porta l’individuo ad allinearsi alle aspettative, alle norme e ai comportamenti della società adulta a discapito delle proprie intenzioni e dei propri valori. In conclusione metterci in ascolto è imprescindibile, in quanto è come un investimento per la nostra società per costruire il futuro dei nostri figli, i quali hanno bisogno di appoggio per costruire un domani in cui loro ancora non credono.